Iniziano a girare le prime ricerche sulle conseguenze psicologiche del lock down sui bambini.

In particolare fa scalpore lo studio del Gaslini di Genova, che sta circolando in questi giorni sui media, e che racconta di come i bambini abbiano avuto conseguenze pesantissime dovute alla quarantena. L’indagine riporta l’impatto psicologico della chiusura, il cambio nei ritmi sonno veglia, e l’aumentare di stati di ansia e irritabilità.

Sono dati importanti, che raccontano un cambiamento, un impatto forte.

Ma per come viene presentato fa pensare al peggio, è drammatico: i nostri figli sono regrediti?

Perché di questo si parla, oltre che di modifiche emotive, anche di regressione a stadi precedenti lo sviluppo, bambini e bambine meno consolabili, più dipendenti, meno reattivi.

Ma cosa ci aspettavamo? Che non avessero una reazione emotiva a un cambiamento epocale e mondiale? 

I titoli di giornale sono sensazionali, ma la vita nostra con i nostri figli è vera, la viviamo! 

Osserviamo bene i dati. Quando è stato somministrato il sondaggio? Nelle prime settimane del lockdown.

Ecco, adesso se vogliamo allarmare le famiglie omettiamo questo dato, ma se invece vogliamo fare informazione corretta è obbligatorio dirlo. 

È obbligatorio dire che l’impatto fortissimo è stato raccolto nel momento in cui tutti eravamo scioccati.  

A inizio luglio, adesso, siamo gli stessi di fine marzo quando non capivamo cosa sarebbe successo delle nostre vite?

Ci avevano appena proibito di andare a scuola, a lavorare, a vedere i parenti!

I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze hanno passato mesi sballottati da emozioni diverse, nuove inaspettate, si sono spaventati come noi, hanno sentito allentare le relazioni, hanno avuto bisogno di maggiori attenzioni da parte dei genitori, e questo è del tutto normale. 

Non ci aspettavamo niente di diverso.

Ma i bambini sono gli stessi che in un giorno ripartono, ricominciano da dove avevano lasciato, non vedono l’ora di correre, di uscire e riprendono a intessere relazioni con la stessa facilità di prima.

Dopo 3 settimane di centri estivi lo possiamo dire: i ragazzi stanno bene.

Li vediamo sotto gli occhi, giocare come ogni anno, divertirsi, riprendere la socializzazione in dieci minuti e tutto torna come prima. Con le distanze, certo, le attenzioni, certo, ma la voglia di giocare è più forte di qualsiasi evento traumatico, è così radicata in loro che va oltre le limitazioni adulte. 

Li vediamo sotto gli alberi a chiacchierare, sui motorini come sempre, nel parco a fare casino, a ridere, ad andare contro le regole degli adulti, come sempre.

E le emozioni negative vissute in questi mesi?

Sono parte della loro esperienza emotiva, se li avete accompagnati nel comprenderle non rimarranno come trauma, saranno un’esperienza in più.

“Ti ricordi babbo quando non si poteva uscire?”

“Mamma io ero davvero triste senza i miei amici, vero?”

Siamo fatti di emozioni, siamo profondamente ricche di emozioni, i bambini più che mai.

Le emozioni ci guidano nella crescita, vivere esperienze negative, protetti dagli adulti, rimarrà un momento forte, strano, nella memoria, è sarà motivo di crescita anche per loro.

Se ancora non lo avete fatto, rimettete i vostri bambini e bambine in contesti sociali, lasciateli giocare e vedrete che basta un attimo per tornare i piccoli scherzosi e spensierati di sempre.

I ragazzi e le ragazze, bambini e bambine, stanno bene.

Francesca e Sadia Safina

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