Cosa penseranno i nostri figli? Avranno conseguenze? Saranno traumatizzati?

Ci facciamo molte domande in questi giorni, e ce ne faremo ancora per molto.

Scatti d’ira, pianti a dirotto, sclerate, bombe a mano, apatia, a voi cosa hanno rovesciato addosso i ragazzi e le bambine?

Siamo genitori, anche in tempi di pandemia. 

Siamo le loro guide, soprattutto nella tempesta.

Il nostro compito è tentare con delle risposte. 

Non è un momento facile per avere certezze, lo sappiamo, ma dobbiamo provarci.

RAPPRESENTARE LE COSE

Un evento della vita non resta come un fatto puro dentro di noi, rimane come rappresentazione, cioè un insieme di significati e idee a cui si dà un nome.

Ciò che ci succede viene sempre elaborato e solo dopo questo passaggio mentale, si fissa nella memoria.

Ai nostri figli serve ELABORAZIONE

E siamo noi a doverli aiutare in questo. 

Non rimarrà alcun trauma se ne avremo parlato insieme, se avremo dato modo alle loro paure di uscire e confrontarsi con le nostre, se avremo permesso una visione condivisa della pandemia.

Dobbiamo dare senso. Il racconto della storia di vita è uno degli elementi essenziali per la nostra crescita. Non è soltanto ciò che ci capita, a definirci, ma soprattutto come lo abbiamo interpretato. 

Dall’11 marzo la nostra vita è cambiata, indossiamo mascherine, niente scuola, distanze, attenzione, paure. 

Questo è un fatto e non possiamo cambiarlo. 

Ma iniziamo a raccontarlo in modo diverso, per loro. 

Ai nostri figli serve ASCOLTO

Mettersi accanto a loro, ascoltarli, senza sé e senza ma. Ascoltare anche i loro silenzi, se ci sono.

I nostri figli e le nostre figlie hanno un grande bisogno di parlare e poi interpretare con la mano guida dell’adulto.

E dunque, ora più che mai, abbiamo il dovere di ascoltare e raccontare la pandemia, ascoltare le loro emozioni.

Con parole semplici, con sguardo di speranza, con occhi positivi per il futuro. 

Ai nostri figli serve PROSPETTIVA

Significa nutrire positività: adesso è difficile, ma migliorerà. Ora c’è un problema, ma lo risolveremo. 

Perché loro ne hanno estremamente bisogno. 

Questo non vuol dire mentire, guai! 

CONSIGLI PRATICI

Possiamo iniziare da un:

– Tu come ti senti?

– Come stai?

– Cosa ti fa paura?

– Ti mancano i tuoi amici?

E aiutarli con il dialogo ad esplorare i loro sentimenti, le loro sensazioni, le emozioni più profonde.

Non serve far finta di nulla per paura di farli soffrire.

Fa più male soffrire da soli, che condividere il peso della tristezza.

I dolori condivisi sono più leggeri.

Se non vi rispondono, sono confusi possiamo dare degli spunti, partendo da noi stessi senza pretendere di avere le risposte per loro:

– Io mi sono sentita impaurita in questo periodo

– Mi sono mancati molto i miei amici, a te?

– Non vedere il nonno mi ha fatto sentire molto triste.

– È strano vedere la gente con le mascherine vero? 

– A volte mi sento confusa, mi sembra tutto strano.

Parliamo di ciò che stiamo vivendo di diverso, ma anche di ciò che è rimasto uguale a prima.

La nostra casa, le persone care che restano anche se da lontano, la bellezza del bosco, dei fiori, del mare.

Per i bambini e le bambine più piccole restiamo su frasi semplici, ma anche loro hanno bisogno di rappresentare il mondo.

Potremo per esempio dire:

– Ti manca giocare con gli amici?

– Certo, lo capisco, è triste non andare all’asilo.

– Che ne dici se proviamo a disegnare insieme la tristezza?

– Hai visto che strano non andare a scuola? 

Con i piccoli non serve dare indicazioni precise di tempo, non hanno ancora la capacità di comprendere il futuro. Rimaniamo sul qui e ora.

– Oggi non possiamo ancora andare a scuola, appena sarà possibile ci andiamo, ok? 

– Mettiamo via con cura il grembiule, il tuo zainetto di scuola, le foto, così quando hai voglia possiamo riguardare tutte le cose dell’asilo e sentirci più vicino alle maestre. 

Queste sono solo alcune suggestioni, suggerimenti, lasciatevi guidare dai vostri bambini e dalle vostre bambine, rimanete in ascolto!

Ora chiudi tutto, ascolta

Francesca e Sadia Safina

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