Non siamo in guerra. Non c’è un nemico da combattere, non siamo in carestia, non siamo senza cibo. Abbiamo solamente delle restrizioni imposte per proteggere la nostra salute e quella degli altri.

Ma rimaniamo con i piedi per terra, perché restare a casa è fondamentale, ma farsi prendere dal panico, vivere in angoscia per settimane o mesi diventa inutile.

Questa è la situazione, che lo si voglia o no, i figli sono a casa, e non è una scelta. 

Dobbiamo prenderci cura di loro, della loro crescita cognitiva ma anche di quella emotiva.

Dobbiamo prenderci cura di noi, del nostro lavoro, del nostro benessere fisico ed emotivo. 

Siamo connessi, noi e loro, siamo un unico sistema vivente che in questo momento sopravvive fianco a fianco, che si nutre di sé stesso, siamo un unico cuore pulsante nella casa. 

Rimanere a casa, con i figli, può essere bello, divertente, ma anche estremamente gravoso.

Non siamo abituati a trascorrere la totalità delle nostre ore insieme, mai. Non ci sono le distrazioni delle vacanze, i sostegni dei nonni, la socialità con gli amici e le amiche, sono assenti le tante ore di scuola. 

Le nostre famiglie sono messe sotto stress poiché parte del tempo dei bambini e delle bambine è stato delegato alla scuola, allo sport, al catechismo, ai nonni, e così via. Oggi tutto il tempo dei bambini è tornato temporaneamente nelle nostre mani.

Da genitori potremmo sentirci impotenti, impreparati.

E lo siamo. 

Iniziamo da questo punto: siamo impreparati. 

Non siamo allenati a questo momento, è un imprevisto, una novità, e come tale dobbiamo affrontarla, rimboccandoci le mani e mettendoci in ascolto della famiglia, dei nuovi bisogni. Dobbiamo accettare di essere incompetenti, fragili, impauriti e attraverso queste consapevolezze spingersi verso nuovi apprendimenti.

Siamo in un minestrone di emozioni, di informazioni, di cambiamenti. Non ci è utile irrigidirsi, arrabbiarsi, lamentarsi.

Abbiamo provato a dare indicazioni pratiche precise, per iniziare questo allenamento che, giocoforza, dovrà continuare dentro ciascuno, nella propria famiglia, nella propria casa.

Considerate quello che segue come la partenza di un viaggio che stiamo facendo tutti insieme, uniti ma lontani.

Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli?

1. Informazioni sì, ma quanto basta

Il telegiornale è meglio guardarlo una sola volta al giorno.

Sono banditi approfondimenti e talk show dove c’è una logorrea del dolore, una terrificazione dell’epidemia.

Poche informazioni, ma buone, altrimenti i nostri cervelli si saturano di negatività che riversiamo negli atteggiamenti in casa.

Ricordiamoci che le emozioni sono contagiose, se ne siamo molto esposti saremo più portati a provarle.

Non lasciamo mai i nostri bambini/e/ragazzi da soli davanti alle notizie, in questo momento sono troppo cariche di valenze negative, troppo pesanti per loro. Vanno sempre guardate insieme. 

Per i più grandi, che hanno autonomia con internet, vigiliamo che non si ingozzino di notizie, parliamone e discutiamo della giusta misura di informazioni. 

2. Prendersi cura di sé

Perché i figli siano sereni, servono genitori sereni.

Questa regola vale sempre, ancor di più a stretto contatto.

Noi siamo il termometro emotivo della casa, se siamo in panico noi, in angoscia, sotto stress, annoiati, loro ne risentono.

Prendiamoci un po’ di tempo ogni giorno per volerci bene, per curarci di noi (che sia una bella doccia, guardare la nostra serie preferita sul letto indisturbati per mezz’ora, stare in silenzio).

Se proprio non riusciamo ad essere calmi possiamo chiedere aiuto. Ci sono servizi psicologici gratuiti a disposizione dei cittadini e delle cittadine, telefonate! Parlatene con qualcuno che possa sostenervi.

3. Le emozioni ci fanno bene

È naturale avere emozioni ballerine, sensazioni aggrovigliate nello stomaco, è sano non capire, sentirsi strani in questi giorni. Accettiamo tutto questo, noi e loro.

Il “ti capisco” (l’avevamo spiegato Qui) è fondamentale in questo momento. Sia le nostre che le loro emozioni vanno riconosciute e accettate.

Mi sento così, mi fa paura questo, oggi non sono serena.

Condividiamole, parliamone!

4. Trasformare questo momento in crescita

Non possiamo cambiare le cose che stanno succedendo, e neanche le conseguenze che tutto questo avrà sulle nostre vite.

Ma possiamo scegliere di affrontare tutto questo con coraggio.

Dobbiamo provare a tirare fuori il meglio, imparare, far fiorire in noi nuove competenze. Quali? Ad esempio la solidarietà, l’attenzione all’altro, la capacità di adattamento, la resilienza, la capacità di reagire serenamente alla vita. Saremo più consapevoli delle nostre fragilità di esseri umani, e quindi anche disposti a godere della vita.

Avremo capito quanto ci serve la tecnologia, ma quanto sia inutile nel farci sentire davvero vicini e stiamo scoprendo quanto un abbraccio, uno sguardo complice durante la ricreazione, una risata insieme il sabato sera siano insostituibili. 

Il coronavirus passerà, ma ciò che avremo imparato e fatto fiorire in noi e nei nostri figli rimarrà in noi per sempre. 

Per chi ha bambini piccoli

1. Non sono in grado di capire questioni adulte

Sotto i 7 anni non si percepisce il pericolo come da adulti, il cervello è ancora allo stadio cognitivo preoperatorio, ciò significa che i bambini non sono in grado di operare manipolazione logiche dei concetti. In pratica la mente dei bambini è in grado di capire le conseguenze delle cose soltanto se sono molto semplici e nell’immediato.

Non serve dettagliare troppo quello che sta succedendo, è inutile e rischia di spaventare senza motivo.

2. La paura è dei bambini, l’angoscia e il panico no. 

La paura è qualcosa di naturale, è una dotazione biologica di cui siamo forniti fin dai tempi dei tempi. Ci permette di scansare i pericoli, reagire in situazioni di emergenza, imparare da ciò che ci ha ferito o fatto del male.

I bambini hanno paura, come è normale, per loro l’intero mondo è ignoto. Conoscere la vita, col tempo, abbasserà le paure. Panico e angoscia, invece, sono emozioni mediate dall’esperienza e dall’elaborazione cognitiva.

Per cui stiamo tranquilli/e, finché non saremo noi o altre esperienze fortemente emotive a contaminare le loro menti, i bambini non andranno né in angoscia né in panico.

Se i nostri figli piccoli sono impanicati stanno respirando il nostro panico: non è di loro che dobbiamo occuparci, per aiutarli, ma di noi stessi.

3. Il problema primario per loro è lo stravolgimento della routine quotidiana. 

Quelle che vengono a mancare in questi giorni sono le abitudini di sempre. Perciò, dopo aver spiegato che dobbiamo stare a casa perché serve a tutti (cliccate qui per consigli su cosa dire), dobbiamo impegnarci per ricreare il più possibile delle routine anche a casa.

I bambini piccoli ne hanno fortemente bisogno, è rassicurante, serve a vivere bene la giornata. Impostiamo alcuni appuntamenti fissi durante la giornata, diamogli dei punti fermi. 

4. Impegnarli nel modo giusto

Se lavoriamo da casa non sarà facile organizzarsi con i piccini, se invece siamo a casa non lavorando sarà difficile non annoiarsi. In ogni caso non sarà facile organizzare cosa fargli fare. La strategia migliore è utilizzare l’equilibrio. Non servono ricette precostituite, ogni bambino o bambina, ogni famiglia, ha la sua dinamica a casa.

Proviamo a inserire questi ingredienti:

  • Momenti fissi e abitudinari, prevedibili (i pasti, il cambio o il momento bagno, il momento tv). Ci servono perché scandiscono la giornata e ci permettono di avere dei ganci: “Adesso facciamo questo, più tardi facciamo il pranzo”
  • Momenti liberi per mamma e babbo, in cui ci si prende cura di sé. Serve a decomprimere, allentare, alleggerire.
  • Momenti di gioco autonomo e solitario. Non possiamo vivere appiccicati, fa male a tutti! Incoraggiamo il gioco autonomo, prima piano piano, pochi minuti, poi arriviamo anche alla mezz’ora. Lasciamoli soli nella loro cameretta con i loro giochi, in sicurezza, con fiducia.
  • Momenti di gioco insieme. Possiamo farci ispirare dal web, oppure partecipare alle loro attività. Condividere un momento, facendo sì che sia un bel momento. Se dovete farlo col muso o con lo sclero addosso lasciate perdere, meglio metterli alla tv che nutrirli del vostro stress!
  • Momenti di gioco creativo. Fornendo i giusti materiali: oggetti della cucina, stoffe, fogli e colori, vestiti, pentole, mestoli, ciotolini e acqua. Uscite dai vostri soliti schemi, lasciatevi guidare dalla fantasia dei bambini. Costruiamo una casetta in salotto, travestiamoci da pirati, insomma viviamo la casa in maniera diversa.
  • Momenti vuoti. Non siamo al baby parking, la noia ci serve! Facciamo sì che ci siano nella giornata dei bambini anche momenti lentissimi, momenti di niente, tranquillità, silenzio.
  • Momenti di tecnologie (dosateli bene!). 

Per chi ha bambini grandi o adolescenti

1. La comprensione è fondamentale, ma va guidata

Capiscono quello che succede, dai 7 anni la capacità di elaborazione del mondo è sempre più affinata e possono comprendere anche questioni più complesse. Da questa età in poi spiegare fa bene, scoprire insieme certi dettagli, discuterne insieme. Soprattutto gli adolescenti potrebbero aver voglia di capire meglio, di comprendere questa emergenza globale. Facciamolo insieme. Scopriamo quali informazioni sono migliori, ascoltiamo insieme punti di vista diversi sulle cose, parliamone in casa, se ce lo chiedono.

Dai 12 anni i ragazzi e le ragazze sono portati alla riflessione, al confronto, a spacchettare le informazioni e sviluppare un pensiero critico. È così che funziona il cervello, sono questi gli anni in cui nasce e si potenzia il pensiero operatorio formale, che permette di ragionare logicamente su affermazioni astratte e analizzare ipotesi. Anche in questi giorni chiusi in casa è importante nutrire il bisogno di analizzare e elaborare il mondo, dobbiamo essere noi genitori a fornire il giusto appoggio. Se qualcosa non sappiamo affrontarla, documentiamoci, leggiamo insieme. 

2. Rispettiamo il modo di viverla di ciascuno

Non forziamo i nostri figli su questioni che non sentono primarie. Potrebbero aver bisogno di elaborare da soli, non chiedendovi niente. Potrebbero viverla serenamente godendo del fatto che non si va a scuola, potrebbero essere invece molto dispiaciuti.

Assecondiamo il loro andamento emotivo senza forzarli ad esprimersi, ma cerchiamo di esserci nel momento in cui vogliono aprirsi e parlarne. 

Se hanno lezioni online lasciamo che le gestiscano come preferiscono, diamogli libertà e fiducia.

Se fossero a scuola sarebbero comunque da soli a gestirla, non invadiamo i loro spazi. Se la mattina in cui non hanno lezione vogliono svegliarsi più tardi, decidiamo insieme se va bene o meno.

Non c’è una ricetta già confezionata, ciascuna famiglia deve trovare l’equilibrio che fa stare al meglio possibile tutti gli inquilini. Parliamone! 

3. Gli amici mancano, tanto

Non possiamo farci nulla. 

Possiamo solo accogliere questo disagio, usare di nuovo il “ti capisco”, il “mi dispiace”.

Per loro è un dramma emotivo, la vicinanza con i pari è uno dei nutrimenti più importanti, specie per i ragazzi e le ragazze più grandi. Accogliamo questo dolore come accoglieremmo, da buoni genitori, ogni altro disagio nei nostri figli: con amore e comprensione

La tecnologia aiuta, ma non è abbastanza. Mancano le risate per strada, mancano gli sguardi complici quando si gira la prof, manca la distensione di correre dietro a un pallone, di ballare insieme, di ascoltare musica dando noia agli adulti in piazza. E questo è insostituibile. Paradossalmente l’aiuto fondamentale della tecnologia in questo periodo ci dà la prova di quanto sia limitata e parziale. Grazie tecnologia, se non ci fossi staremmo tutti peggio, però non ci basti. Ci servono gli abbracci, i baci in bocca, i pizzicotti, le spinte, i cazzotti, le scuse a testa bassa. 

4. La vita cambierà

Non possiamo nasconderci e nascondere loro che le cose dopo rimarranno le stesse. Non sarà così.

Ma quando mai la vita è uguale a sé stessa?

Viviamo continuamente cambiamenti, novità, nuove fasi della vita, lutti, fallimenti, vittorie, progressi. Il problema di questo momento è che sta succedendo molto in fretta, molto forte e per tutti contemporaneamente. Ma noi esseri umani siamo progettati per adattarci al cambiamento, per reagire alla crisi con creatività, per sfruttare le difficoltà come apprendimenti, crescita. Un cucciolo d’uomo non impara quando va bene: impara a camminare dopo tante cadute, impara a parlare sbagliando parole e verbi, impara a mangiare sporcandosi la faccia tante volte, impara a non bruciarsi dopo aver pianto per il dolore.

La vita cambierà, e meno male. 

5. Il futuro

Pensare al futuro facendoci terrorizzare da cosa succederà non vi serve, e neanche tremare all’idea che ci vorranno ancora giorni e giorni per arrivarci. Ma ci è utile per il pensiero positivo. 

Dobbiamo proiettarci nel futuro per avere obiettivi nutrienti. 

Parliamo di cosa vorremmo fare appena potremo ripartire, quali nuove cose vorremmo scoprire, quale posto vorremmo visitare. Se vi va potete scriverlo, su dei foglietti, che poi rileggeremo tra qualche mese.

Proviamo a cercare nuovi sogni, o a ricordarci quelli vecchi, sempre validi. 

Sorridiamo parlando di quanto sarà bello rivedersi, dei pianti di emozione che ci faremo quando ci abbracceremo di nuovo. 

Di come sarà bello stare bloccati del traffico come ogni lunedì mattina. Insomma, proiettiamoci tra un anno, tra due, quando saremo di nuovo nella routine. E divertiamoci a immaginare come sarà. 

Perché quel futuro, è innegabile, arriverà.

Francesca e Sadia Safina

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