Parole fondamentali e imprescindibili nel nostro vocabolario di genitori.

Due parole, 9 lettere, che racchiudono l’essere visti. 

Dicendolo ai nostri figli mostriamo loro COMPASSIONE.

Compassione significa partecipare alla sofferenza dell’altro.

Ed è straordinario per i nostri figli sentire la vera partecipazione emotiva dei genitori alle loro difficoltà.

Per crescere sani i nostri figli hanno bisogno di sapere che mia mamma e mio babbo mi conoscono, mi riconoscono, mi comprendono.

Sentirsi capiti aiuta a costruire un senso di sé stessi efficace, contribuisce a incrementare l’autostima.

Attenzione, questo non significa “allora si fa come dici tu, d’accordo cedo”. Tutt’altro!

Il nostro no, la nostra imposizione, il divieto restano immutati. 

Facciamo alcuni esempi:           

Nostro figlio scoppia a piangere perché non vuole andare a scuola stamattina. Si dimena, protesta, dice di essere stanco/a. 

“Lasciami rimanere a casa solo per oggi”.

Tesoro, io capisco che tu sia stanco, capisco che stamani hai meno voglia, capita anche a me a volte, di avere meno voglia di andare al lavoro, ma a scuola si va, è importante”.

Questo si può applicare su qualsiasi divergenza, provando a capire di volta in volta quale sentimento ci sia dietro al loro non accettare il no, dietro alla loro sclerata.

“Ma io voglio uscire fino a mezzanotte, perché non mi lasciate stare?”

“Guarda, capisco come ti senti, forse ti sembra di essere l’unica a dover tornare prima, ti senti di perderti qualcosa di divertente che altri possono fare, ma come sai ogni genitore sceglie per i propri figli, e io e la mamma abbiamo deciso che per ora l’orario giusto sono le 22. Immagino ti faccia arrabbiare, ma questa è la nostra decisione”.

Il “ti capisco” può essere accompagnato da un abbraccio breve, ma profondo.

Che fa sentire il “ti capisco” anche attraverso la pelle.

Ti capisco, sei stanca e non hai nessuna voglia di venire a fare la spesa con me, ma purtroppo dobbiamo proprio andarci”

Ti capisco, abbiamo camminato tanto oggi, ma vedrai che tra poco siamo arrivati”

Ti capisco, fare la doccia è noioso, ma è importante per la nostra pulizia”

Il messaggio che arriva ai nostri figli e alle nostre figlie è di comprensione, so cosa stai provando, immagino come tu ti possa sentire, e ti ascolto in questa tua emozione.

Io ti vedo, ti riconosco nei tuoi bisogni e nelle tue emozioni. Resto comunque il genitore che sceglie e traccia i confini, e ho anche io dei bisogni.

È chiaro che il “ti capisco” deve essere supportato da una vera comprensione, da riconoscere i bisogni del figlio, non deve essere uno slogan vuoto!

Alleniamoci alla compassione, all’empatia, al cercare di capire come la vivono, cosa sentono. 

Se poi vediamo, via via, che certe regole iniziano a diventare troppo strette è il tempo di rimetterle in discussione, insieme, a tavolino.

Si ascoltano i figli, poi parliamo tra adulti, infine si trovano nuovi modi. Nel tempo cambiano i nostri figli e così dobbiamo cambiare con loro.

Ma il TI CAPISCO, non cambia mai.

Ora spengi il telefono, resta in silenzio, ascolta.

Francesca e Sadia Safina

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