Siamo abituati a ricevere voti dalle insegnanti, giudizi dal capo.

Siamo abituati a essere sotto esame, sempre.

E questo atteggiamento ci deresponsabilizza dall’impegno, dal sentirci persone efficaci.

E poi genera in noi frustrazione, tristezza, impotenza, rabbia.

Sottoponiamo bambini e bambine in continuazione a giudizi sulla persona, fin da neonati.

“il mio è… la mia non è…” e via, sempre. Ma perché?

Siamo abituati ad attaccare etichette del SEI o NON SEI.

Ma perché non lasciamo liberi i nostri figli di essere quello che sono invece di commentare sempre da fuori e dare giudizi?

Non ti piace? Non hai il figlio che vorresti? Non hai la figlia che leggi sulle riviste? Lo vuoi cambiare?

Ci dispiace, non si può!

Si può aiutare a crescere in serenità e gioia, questo si, ma rispettandolo/a nel suo profondo essere.

Il rispetto permetterà a un figlio di poter contare su sé stesso, di credere in ciò che è e ciò che fa, percependo chiara la stima di sé.

È indispensabile crescere i nostri figli rendendoli consapevoli sempre di più di cosa stanno facendo, perché lo fanno e come.

E questo regala loro la libertà di accettarsi, o di fare di più.

Attraverso l’autovalutazione si impara a capire, a sentire se siamo soddisfatti, se siamo felici di ciò che portiamo avanti, costruiamo, disegniamo.

Questa consapevolezza rende autonomi e distaccati (ma comprensivi e critici) dal giudizio che riceviamo continuamente dagli adulti della scuola, dei gruppi sportivi, dei gruppi di amici… giudizi che spesso rendono i nostri bambini tristi e incapaci di comprendere.

Ma come si fa?

Fin da piccolissimi:

2. Cambiando le parole.

Trasformiamo i “bravo, brava” in valorizzazione di un impegno e di una passione, impareranno a focalizzarsi sul processo, non solo sul risultato.

(Leggetevi anche il nostro articolo “Come stroncare in 5 frasi”).

2. Credendo nel loro punto di vista.

Non trattiamo i bambini e le bambine come soprammobili, sono persone che sentono e pensano, come noi, con strumenti commisurati all’età. Educhiamoli fin da piccoli a percepire il loro stato d’animo, ad avere un’opinione sul mondo.

Questo non vuol dire adultizzarli, ma coinvolgerli.

“Tu che ne pensi?”

“Come ti sei sentita?”

Possiamo chiederlo tornati da un viaggio, oppure quando arriva l’insegnante nuova, quando abbiamo un lutto in famiglia, quando cambiamo casa. Facciamoli essere presenti a ciò che vive la famiglia, a ciò che vivono.

Li allenerà ad ascoltarsi e a riconoscere il loro punto di vista.

3. Permettendo di essere maestri di sé stessi.

Rispetto al disegno, al compito svolto, al momento creativo.

Insegniamo loro a osservare com’è andata.

“Sei soddisfatto/a?”

“Che ne dici, ti piace come è venuto?”

“Ti senti aver dato il massimo? O forse ti sentivi stanco?”

Abituiamoli ad essere loro i primi a valutare il loro impegno, lo stato emotivo, il risultato. E abituiamoli a spacchettare il più possibile queste tre variabili.

La possibilità di insegnare l’autovalutazione deriva certamente dalla consapevolezza come genitori. Un genitore consapevole osserva, sta insieme, spenge il telefono, spenge la tv, si concentra sulla propria bambina o bambino. 24h su 24? Certo che no!

Ma quando il tempo è dei figli, è dei figli. Lo usiamo per conoscerli per come sono e questo prepara il terreno fertile per acquisire e allenare gli strumenti necessari per una crescita serena.

I momenti migliori per sviluppare una buona autovalutazione sono nel quotidiano, nelle cose semplici: esperienze, momenti insieme, giochi, storie! Creiamo! Inventiamo! Creo pensieri condivisi, occasioni di scambio, leggero, sereno, felice!

Francesca e Sadia Safina

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