Ragazzine in pose erotiche, svestite, ammiccanti, provocanti. A 14 anni. A 13. A 12.

Mamme e papà impauriti da tutto questo, che chiudono profili Instagram che poi vengono immediatamente riaperti di nascosto. Telefonini che vengono sequestrati.

Perché succede?

Perché dalla pubertà in poi c’è il fortissimo bisogno di essere apprezzate, riconosciute, ammirate.

Il riconoscimento esterno aiuta a costruire chi sono, la mia identità.

Se in famiglia non accade, cerco fuori, giusto? Ai miei genitori no, ma a qualcuno devo pur piacere!

I social di oggi permettono di esibire sé stesse a un numero potenzialmente infinito di persone. Questo attira tantissimo, come attira noi adulti. L’approvazione del web gratifica, fa sentire forti, fighi, fighissimi.

Ma è una forza vuota, basata sulla finzione di foto piene di filtri e di pose costruite, lontanissime dalla realtà di una persona, dalla realtà delle ragazze.

Succede perché spesso è più semplice misurarsi con lo schermo che con la carne di un ragazzo davanti sé,

E’ più semplice fare la grande che diventare grande davvero.

Succede perché tra i 12 e i 18 anni si cambia, il corpo matura, la mente si confonde, l’identità in costruzione vacilla a ogni passo, si ha paura di diventare grandi ma anche fretta di esserlo. C’è la paura di non piacersi, di non piacere. La paura di venire accettate. La paura di essere solo seconde.

Se tutto questo scombussolamento è fisiologico, non lo è, invece, il pericolo connesso ai social.

È necessario e urgente alfabetizzare le proprie figlie e i propri figli alle tecnologie.

Come possiamo aiutare le ragazze?

REGOLE CHIARE

Seguiamo le regole: la Normativa Europea vieta l’uso di Whatsapp fino ai 16 anni, mentre Instagram al momento può essere attivato da una persona sopra i 13 anni. Non possiamo utilizzare la scusa “eh ma lo fanno tutti”, non si può! Usiamo i nostri cervelli! I limiti di legge sono tutele per i nostri figli e figlie, perché fino a 16 anni non si è sviluppata una capacità di comprensione abbastanza matura per il limite. Non è detto che allo scattare del 16esimo anno, come Aurora (quella della Bella Addormentata nel Bosco), tutto cambi. Ma forse queste bambine e bambini sono un pochino cresciuti. Possono usare il telefono, ma con gli sms. Anche Instagram presto potrebbe alzare i limiti, e lo speriamo. Perché su certi argomenti non è possibile lasciare ai ragazzi e le ragazze l’autonomia, perché non sono in grado.

Del perché non sono in grado, ne possiamo parlare a giornate intere: l’adulto responsabile della crescita dei vostri figli siete sempre voi. Li avete cresciuti pensando alla loro autonomia e dando loro una serena e giusta fiducia? Li avete stimolati perché sappiano cosa significhi avere fiducia in qualcuno..in voi per esempio. Avete cercato di far loro respirare un clima di fiducia?

SIATE MODELLI POSITIVI

No alla caccia alle streghe. Non ha senso demonizzare le tecnologie. Ci sono, e non sono di per sé pericolose.

È pericoloso l’uso che ne facciamo.

E mettiamo la prima persona plurale apposta: che uso ne facciamo noi genitori? Quante foto esagerate condividiamo? Quanta privacy dei nostri figli e figlie abbiamo infranto pur di mostrarli agli “Amici” di Facebook? Quante ore passiamo su Whatsapp a condividere, scrivere, quante volte invece di goderci il momento in famiglia scattiamo la FOTINA per i social? La tecnologia mangia tutti, dobbiamo ricordarcelo.

Iniziamo noi a cambiare le cose per primi: non possiamo aspettarci che inizino i nostri figli.

CONTINUARE A PARLARE

Si al dialogo continuo. Non dobbiamo mai smettere, non serve un dialogo improvviso e continuo perché lei usa Facebook o Whatsapp!

C’è stato o no un clima di dialogo coni vostri figli fino ad oggi? Lo avete messo al primo posto?

Se si è rotto il dialogo dobbiamo lavorare duramente per ricostruirlo, ritrovare la fiducia reciproca, l’amore, gli abbracci: si comincia da qui.

Guardiamo le foto che mettono le nostre figlie, facciamolo insieme a loro fin da subito, parliamo di come si sentono quando mettono una certa foto, di cosa vogliono esprimere, discutiamo insieme delle foto delle amiche. Costruiamo giorno per giorno una cultura fotografica condivisa, rileggiamo le immagini con il filtro dei valori, del rispetto di sé stesse, condividiamo una scelta fotografica seria.

Le nostre figlie imparano da noi, per ogni cosa, quindi anche sull’uso dei social. La contaminazione con gli altri esiste, al pari di quando tornano a casa a 4 anni dicendo “Giulia ha lo smalto alle mani, mamma perché io no?”. Perché ogni genitore sceglie con un suo stile per il proprio figlio. La stessa posizione chiara vale per tutta la crescita. Non se ne scappa.

RAPPORTI NUTRIENTI

Crescere nell’amore e nel rispetto è una cima di sicurezza per la tentazione delle Sirene.

Sentirsi amati permette di sentirsi apprezzati, voluti davvero, permette di chiedere, di condividere la paura, di parlare delle incertezze.

Non ci aspettiamo che sentirsi amati voglia dire fare le amiche, non serve né a voi né a loro.

Sentirsi amata significa che il mio riferimento adulto in mamma e papà resta, lo sento, anche quando la mia libertà aumenta, anche quando parlo più con le mie amiche che con i miei genitori. Perché so che con loro mi posso confrontare, che trovo un’accoglienza, anche se trovo sempre più differenze. Mi sento amata anche quando sbaglio, e questo mi permette di sbagliare e poi fare meglio. Se mi sento piena difficilmente la rete diventerà la mia sola ragione di vita.

Quindi contrastiamo il richiamo del web con momenti felici insieme, con abbracci veri, con “Ti voglio bene”, con dare le giuste libertà in proporzione all’età mantenendo le regole importanti e infrangibili.

TELEFONO APERTO

Sì al telefono aperto. Fino a 18 anni rispondono a voi. Quindi il telefono si guarda ogni volta che lo si ritiene opportuno. Con loro a fianco, ma senza limitazioni. Sono minorenni, non possono avere zone web nascoste da voi. No al controllo del telefono di nascosto! Il rispetto deve sempre esserci.

Continuate a parlare, se vi spaventate poi trovate la forza per rimanere coinvolti, si rimane genitori tutta la vita, anche quando i figli crescono!

Francesca e Sadia Safina

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