Casa Safina

GUERRA AI COMPITI, PERCHE’?

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Succede spesso, è capitato anche a voi? Bambini e bambine diligenti e responsabili a scuola che a casa cambiano faccia e fanno guerra ai compiti del fine settimana (e noi genitori facciamo guerra a loro!!).

Ai colloqui con le famiglie ci sentiamo raccontare con nervosismo ad altissima intensità di weekend trascorsi a sgridare i bambini e le bambine che non hanno nessuna intenzione di svolgere i compiti per casa o che si riducono alla domenica sera, perché ovviamente non andrebbero mai a scuola senza averli fatti. Non per strane paure di inutili punizioni ma, soprattutto, per amor proprio. I compiti possono essere faticosi, è normale, ma mai diventare l’elemento centrale della vita familiare!

I compiti diventano ricatti emotivi

I compiti si trasformano in un’arena dove riversare dentro tutte le insoddisfazioni di figli e genitori.

I bambini e le bambine chiedono attenzione, i genitori chiedono di essere ascoltati.

Ma invece di chiedere questo a parole, chiaramente, lo chiedono allungando i compiti a casa e noi urlando a più non posso.

 

Quando i compiti diventano guerra dobbiamo fermarci, metterci in silenzio e domandarci due cose:

1   .Cosa mi sta chiedendo mio figlio/a?

Non lo sto ascoltando come vorrebbe, ha più bisogno di me, di noi. In cosa non si sente considerato? In cosa potrei essergli più vicino? Lo coccolo abbastanza? Ci sono i momenti sufficienti dedicati agli abbracci, al parlarsi sereni occhi negli occhi, momenti di ascolto reciproco?

Dobbiamo riprenderci il bel tempo insieme, e non vivere il rapporto genitori figli solo attraverso la lotta sui compiti! FATE ALTRO, INSIEME!

Invece di riversare tutto su di loro, urlando e minacciandoli con i ricatti più improbabili, respiriamo e guardiamoci ancora allo specchio. E poi arriviamo alla seconda domanda:

2. Cosa stiamo sbagliando?

Come mai mio figlio o figlia fa una protesta così forte sui compiti nel week end, addirittura opponendosi a qualcosa che lo gratifica anche?

Perché tutte le volte che mi siedo accanto a lui o lei inizio a giudicare i suoi quaderni e le sue insegnanti? Penso che questo mio modo di fare lo metta a suo agio e lo faccia sentire bene? Perché non rimango nel mio ruolo, quello di genitore e non di insegnante?

Allora basta.

Silenzio.

Ascoltiamoli.

Con calma, senza fretta, con piacere e reale interesse.

Se ce lo chiedono stiamo vicini e vicine a nostro figlio o figlia osservando ciò che produce, rispondendo alle sue domande, risentendo materie orali. Non invadiamo loro, ma stiamo CON loro.

Se non ci chiedono di stargli accanto durante lo svolgimento dei compiti a casa, lasciamoli liberi per favore!

Aiutiamole e aiutiamoli solo a ricordare se hanno svolto e studiato tutto, semplicemente e serenamente.

I compiti a casa sono una questione importante fra insegnanti e alunni, sono legati a tanto lavoro svolto a scuola del quale il genitore è giustamente all’oscuro molto spesso. Intromettetevi sanamente e con rispetto.

Ignorate i gruppi whatsapp! Lasciate che se la cavino da soli!

Non tempestateli di domande e dubbi che loro non avrebbero.

Se non hanno scritto i compiti non sostituitevi a loro attraverso i gruppi whatsapp di mamme!

Lasciate che siano loro a cavarsela, chiamando un amico o amica di classe, al telefono!

I compiti sono LORO responsabilità, NON VOSTRE!

Se eventualmente qualcosa non riescono a svolgerlo, dite loro di chiederlo alla maestra il lunedi mattina, oppure parlate voi stessi ad un colloquio con le insegnanti e chiedete i vostri dubbi, pretendete spiegazioni. Sono atteggiamenti giusti e legittimi.

La collaborazione e fiducia totale scuola-famiglia è qualcosa di indispensabile perché il bambino e la bambina vivano a scuola il vero “star bene”. E perché lo vivano bene anche a casa è essenziale che la base dell’affetto e dell’amore dai genitori sia solida, che non abbia bisogno del continuo richiamo dei compiti.

Senza benessere, a scuola come a casa, non passa l’apprendimento.

 

 

Vai e vivitela!

Francesca e Sadia Safina

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